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Impianto di riscaldamento: la sicurezza



La principale causa di incidenti mortali negli impianti di riscaldamento è la mancanza di aerazione, cioè la mancanza di sufficiente ossigeno per una corretta combustione.

In carenza di ossigeno, infatti, la combustione genera l'ossido di carbonio (CO), un gas tossico mortale. Inoltre la presenza della giusta quantità di ossigeno è fondamentale per avere il massimo rendimento termico dalla caldaia.

La buona ventilazione dell’ambiente che alberga la caldaia è perciò essenziale. Bisogna sempre verificare che questo ambiente abbia delle aperture, e badare di non ostruirle in nessun caso.

L'installazione, le riparazioni o modifiche agli impianti di riscaldamento devono essere eseguiti obbligatoriamente da personale tecnico abilitato in attuazione alla legge n. 46 del 1990, il quale, a fine lavori, deve rilasciare la dichiarazione di conformità, un documento assai importante da conservare.

La legge che regolamenta le incombenze dei responsabili degli impianti è invece la n. 10 del 1991, che regola l’uso razionale dell'energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia.

Un altro punto essenziale di cui tenere conto è la temperatura di scarico dei fumi. Con la legge del 1991 sopra citata, i costruttori hanno dovuto diminuire questa temperatura dai circa 300 gradi dei vecchi modelli sino a 120-160 gradi.

Quando si sostituisce una vecchia caldaia con una nuova, occorre pertanto verificare che la temperatura dei fumi di scarico sia identica nei due modelli. Se non è identica, i due modelli non sono intercambiabili e conviene rivolgersi a un installatore di fiducia.

Legge 46/90
Legge 10/91



 



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